The First, recensione dei primi due episodi della serie con Sean Penn

scritto da: Ludovica Ottaviani

The First è il titolo dell’attesa, nuova, serie tv targata Hulu creata dallo showrunner di House of Cards Beau Willimon: un nuovo prodotto televisivo che supera i confini canonici della “scatola magica” riconfermando il concetto odierno di ottava arte, grazie soprattutto alla presenza – nel cast – del due volte Premio Oscar Sean Penn, affiancato da Anna Jacoby-Heron, Natascha MacElhone, Melissa George, LisaGay Hamilton e tanti altri attori, coinvolti in questa trama sci-fi dalle venature introspettive.

La serie rappresenta una vera innovazione, soprattutto per l’approccio produttivo e distributivo scelto per l’occasione: con un budget di oltre 50 milioni di dollari, a partire dalle ore 20.00 del 18 dicembre i primi due episodi del serial verranno proiettati in oltre 30 cinema selezionati in tutta Italia; un’esperienza unica di visione e con-divisione di un evento che potete approfondire qui.

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Ambientata nel 2030, la serie racconta la preparazione di un team di astronauti alla prima missione su Marte guidata dal capitano Tom Hagerty (Penn); allo stesso tempo cerca di calibrare il viaggio nello spazio con quello condotto nel mondo interiore di ogni personaggio, per cercare di capire le ragioni delle loro scelte ma soprattutto analizzare i demoni che tormentano il loro passato. In quest’ottica si seguono quindi le vicende di Hagerty e di sua figlia Denise (Jacoby-Heron); quelle degli altri astronauti coinvolti nel progetto e della responsabile della società aereospaziale Laz Ingram (MacElhone).

The First incarna la moderna frontiera delle potenzialità audiovisive sulla breccia del nuovo millennio: da una parte le capacità infinite di rappresentare lo spazio, di esplorarlo evocando quell’immaginario collettivo caro allo sci-fi; dall’altra, la semplice possibilità di alzare l’asticella della qualità televisiva, replicando il successo di un format come House of Cards, con il quale condivide non solo lo showrunner ma soprattutto ritmo e stile.

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I primi due episodi della serie The First con Sean Penn nei cinema italiani solo il 18 dicembre

Il ritmo, appunto, della serie in otto episodi è rarefatto ed elegante; a portare avanti l’azione è la parola, che si trasforma in azione drammatica suggerendo e mostrando ciò che di sconvolgente è accaduto, senza sterili sensazionalismi ma puntando solo all’impatto che questi episodi hanno avuto sulla vita dei protagonisti.

Gli attori, fuoriclasse di lusso, cercano di prestare corpo ed espressioni ai dilemmi interiori che dominano le anime dei loro characters; il viaggio su Marte diventa un pretesto narrativo e un espediente per mostrare il loro travaglio interiore, forse più insondabile delle profondità dello spazio stesso.

L’attesa della missione dilata il tempo del racconto: The First è concepita infatti come un film di otto ore dai suoi autori, con le luci e le ombre che avvolgono questa scelta, tra ritmi rallentati quanto rarefatti e ricchi dialoghi; i primi due episodi servono a costruire un complesso set up del primo atto di un ipotetico film, snodandosi abilmente tra cliffhanger giusti e al momento giusto.

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A rendere indimenticabile l’esperienza televisiva offerta dal canale Hulu è la qualità tecnica: la regia gareggia in maestria e prodezza con il cinema senza far rimpiangere il rito della sala; mentre la fotografia cattura l’essenza dei viaggi spaziali, proiettando lo spettatore nel cuore dell’ultima frontiera ancora inesplorata, che continua ad esercitare sugli esseri umani un fascino trascendente e ammaliante.

The First, pur scavando nel “cuore di tenebra” dell’universo sci-fi, preferisce utilizzare il genere come riferimento stilistico ed esca per incendiare le situazioni costruite dalla sceneggiatura: il vero motore immobile della storia sono gli esseri umani, alieni a loro volta in un’esistenza che sembra ospitarli come un pianeta, pronti a vivere con il naso all’insù e la testa tra le stelle nella speranza di dimostrare come, perfino nel cupo silenzio spaziale, possa trovarsi una realtà identica e speculare alla nostra nella quale specchiare le paure che coviamo.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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