The Politician, recensione della serie Netflix ideata da Ryan Murphy

scritto da: Stefano Terracina

A febbraio dello scorso anno è stato ufficialmente annunciato che Ryan Murphy, uno dei più prolifici autori televisivi statunitensi, creatore di serie tv quali Glee, American Horror Story e Pose, aveva siglato un accordo quinquennale da 300 milioni di dollari con il colosso dello streaming Netflix per la produzione in esclusiva di nuovi film e nuove serie tv. Il primo esperimento di questo nuovo “patto tra giganti” sarà disponibile a partire dal prossimo 27 settembre: stiamo parlando di The Politician, realizzata da Murphy in collaborazione con i “sodali” Brad FalchukIan Brennan.

Al centro di questa black comedy in piena regola troviamo il personaggio di Payton Hobart, un facoltoso studente californiano che fin dall’età di sette anni coltiva l’ambizioso sogno di diventare il Presidente degli Stati Uniti d’America. Per raggiungere il suo obiettivo, però, dovrà imparare a sopravvivere al primo grande ambiente politico più infido di tutti: il suo liceo! Payton mira ad essere eletto Presidente del Corpo Studentesco e assicurarsi in questo modo l’ingresso alla facoltà di Harvard: per riuscirci, dovrà superare in astuzia i suoi spietati compagni di classe, senza sacrificare l’immagine che ha costruito di sé e, soprattutto, la sua moralità.

A metà tra satira leggera sull’ambizione politica e critica feroce al famosissimo sogno americano, The Politician viaggia con indulgenza sul binario dell’autocelebrazione più o meno convinta di una società post-trumpiana in cui i giovani si barcamenano tra cieca ambizione e senso di asfissiante smarrimento. A farla da padrona nella nuova serie firmata da Ryan Murphy sono ancora una volta i sogni e le speranze degli adolescenti, fotografati in un macrocosmo folle sempre più allo sbaraglio che, giorno dopo giorno, li obbliga a crescere in fretta e a fare i conti con i loro demoni interiori, con le loro famiglie disfunzionali, ma anche con ostacoli e nemici all’apparenza insormontabili e indistruttibili.

The Politician: un teen drama politicamente scorretto in cui si mescolano popolarità e prezzo del successo

Popolarità e prezzo del successo si mescolano in un teen drama audace e politicamente scorretto che rappresenta, per certi versi, una sorta di summa compendiaria di quello che è stato il lavoro di Ryan Murphy fino ad oggi: in The Politician, infatti, le colorate vicende, spesso assurde, che travolgono i personaggi della storia – a loro volta sopra le righe – vengono mescolate dagli autori chiamando in causa generi che Murphy aveva già affrontato nei suoi precedenti show: la commedia si mescola al dramma, che a sua volta si mescola al thriller, fino ad arrivare a (ri)scomodare il musical, in un caleidoscopio di toni, situazioni e figure che adora prendersi gioco del carrierismo, della politica e delle ambizioni giovanili.

La storia di Payton Hobart – interpretato da un istrionico Ben Platt (celebre per la saga di Pitch Perfect e per il musical Dear Evan Hansen) – viene raccontata da Murphy facendo riferimento non solo alla cultura pop del passato e del presente, ma anche alla cronaca americana e ai suoi esordi nel mondo della televisione (impossibile non pensare in determinati momenti a Popular e Glee), nonostante si pecchi nel corso degli otto episodi di trattare determinate tematiche con una superficialità non troppo velata. A rendere comunque la serie intrigante e coinvolgente ci pensano anche le meravigliose interpretazioni di un cast assolutamente strepitoso, tra cui spiccano le giovanissime Zoey Deutch e Lucy Boynton, una rediviva Gwyneth Paltrow in splendida forma e due autentici cavalli di razza come Jessica Lange e Bette Midler.

Già confermata per una seconda stagione che dovrebbe – presumibilmente – arrivare il prossimo anno, The Politician dimostra tutta la passione di Murphy per il racconto irriverentemente critico che non ama prendersi sul serio, spingendo ancora una volta l’acceleratore – attraverso dialoghi intrisi di sarcasmo, umorismo nero e, all’occorrenza, di disincanto – sulle ambizioni, le nevrosi, gli eccessi e i lati oscuri di una società perennemente in bilico tra molti vizi e poche virtù.

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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