Twin Peaks recensione della terza stagione della serie di David Lynch

scritto da: Gabriele Landrini

Agent Cooper’s odyssey back to Twin Peaks”: con queste parole, il presidente di Showtime David Nevis ha cercato di definire la terza stagione di Twin Peaks prima della messa in onda dell’acclamato episodio pilota. Oggi, 18 puntate e 3 mesi e mezzo dopo, possiamo affermare che l’odissea sia reale e che non coinvolga solo il detective interpretato da Kyle MacLachlan, ma anche – e soprattutto – David Lynch.

Il cineasta visionario non si è limitato a riportare in scena gli abitanti del piccolo paesino disperso tra le montagne di Washington, ma ha creato un universo imprevedibile e multiforme, abile a far convergere tutto quello che è ed è stato il suo cinema. Tra realtà e sogno, Twin Peaks intreccia la sensualità di Velluto Blu con lo sperimentalismo di Inland Empire, l’imprevedibilità di Strade Perdute con i rovesciamenti di Mulholland Drive, trascinando lo spettatore in un cosmo onirico che rievoca la serie originale ma la continua solo parzialmente.

David Lynch ha creato un universo imprevedibile e multiforme, abile a far convergere tutto quello che è ed è stato il suo cinema

Se infatti puntualmente compaiono figure storiche come Shelley (Mädchen Amick) e Billy (Dana Ashbrook), la quotidianità di Twin Peaks sembra ridursi a piccoli frammenti confusi, celati dietro una Las Vegas dai colori patinati e una Buckhorn dai toni macabri. E se i nostalgici troveranno nella sua assenza una mancanza imperdonabile, per chi scrive le nuove direzioni narrative rappresentano invece un escamotage vincente, che permette all’interno progetto di non ridursi a semplice sequel di qualcosa che ormai non può più esistere.

Proprio nel suo inaspettato cambiamento stilistico risiede dunque la riuscita del pericolosissimo revival: a distanza di venticinque anni, non si sarebbe potuto riproporre quello che era già stato raccontato e Lynch, più di chiunque altro, ne era cosciente.

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Twin Peaks recensione dei primi due episodi della terza stagione 

Ed ecco allora che la tragedia di Laura Palmer (Sherilyn Fenn) e il giallo di Windom Earle (Kenneth Welsh) lasciano spazio alla lotta di Cooper con il suo doppelgänger, alle disavventure di Dougie/Cooper con la moglie Janey-E (un’immensa Naomi Watts) e alle indagini paranormali di Gordon Cole (Lynch stesso) e della finalmente visibile Diane (incarnata ovviamente dalla musa-feticcio Laura Dern).

In una parata di volti che gli amanti di Lynch ben conoscono, il nuovo Twin Peaks nasconde sempre più il proprio passato, non rinnegandolo ma semplicemente ripensandolo. In una lenta e silenziosa evoluzione, la diversità e il cambiamento rielaborano anche la storia originale, proiettandone i frammenti verso un mondo virtuale di possibilità.

Il nuovo Twin Peaks nasconde sempre più il proprio passato, non rinnegandolo ma semplicemente ripensandolo

Con un ribaltamento tanto imprevedibile quanto emozionante, nel penultimo episodio Lynch riprende alcune sequenze del prequel cinematografico Fuoco cammina con me, rovesciandole di significato ed aprendosi ad un’altra (impossibile?) storia. In questo modo, mutando tutto ciò che è stato, il grande regista riesce a far rivivere anche solo per un attimo la bella e misteriosa Laura Palmer, mostrando ai nostalgici spettatori quelle atmosfere che sembravano definitivamente scomparse.

L’ultimo sorprendete episodio altera tuttavia l’idilliaco mondo a cui ci stavano nuovamente abituando. Seguendo quel nastro di Möbius che spesso ritorna nelle proprie opere, il creatore distrugge con improvvisa immediatezza ogni frammento che in questo grande affresco era riuscito a riemergere. Così, tra questioni inspiegabili e momenti inspiegati, David Lynch cancella per sempre Twin Peaks e lo restituisce, nel contempo, al mito.

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Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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